JORDAN
di Anna Reynolds e Moira Buffini

20 - 21 ottobre

JORDAN
di Anna Reynolds e Moira Buffini

drammaturgia Francesca Manieri

con Federica Rosellini

disegno luci Maria de Los Angeles Parrinello

assistenza alla regia Elvira Berarducci

regia Francesca Manieri e Federica Rosellini

traduzione Elisa Casadei

produzione Ariel dei Merli in collaborazione con Trilly Produzioni

 

Ispirato ad una storia vera. In una stanza vuota un’unica voce, quella di Shirley, una donna giovane ma non più giovanissima, interroga per tutto il tempo un’entità che non le risponde e che lei chiama Jordan. L’ex compagno? Il suo bambino? Dio? La interroga, si confida, le parla con una tenerezza che ha qualcosa del disarmo, dell’atto cioè con cui si procede a togliere un’arma laddove vi era stata, uno strumento di offesa da uno spazio prima carico di un tensione mortale.
Ciò che accade nel dopo. Lo spazio è vuoto, privo di appoggi per lo sguardo, non perchè siano sempre mancati ma perché un movimento instancabile come quello del mare, interno allo spazio stesso, li ha erosi. Il mare disarma il mondo. Smussa gli spigoli, ingoiandoli a pezzi. Le onde hanno memoria di tutti quegli strani, osceni oggetti d’offesa.
Tutto quanto resta da questa erosione, nel vuoto, è un muro di mattoni rosso oltre cui lo sguardo non può andare, alto come lo scheletro di un costato di roccia, è la necessità di provare a raccontarsi a qualcuno che non può sentire, come un canto a mezza voce, come una ninna nanna, è il mozzicone di sigaretta da raccogliere da terra e fumare fino a farne bruciare il filtro, è l’immagine di un coniglietto con una campanellina al collo che negli occhi cresce tanto da diventare l’unico possibile compagno di un ballo scomposto, disperato, acquatico che ricorda le atmosfere noir e surreali di Lars von Trier. E’ la follia di uno che si contrappone alla logica dolorosa del mondo o sono le regole del mondo a richiedere la follia dei giocatori?
Dopo il disarmo. Il mondo dentro è una sala delle visite spoglia in cui restare seduta e guardare la vita accadere di nuovo, per gli altri. Il mondo fuori è lo spazio che si può raccontare ancora, è il passato in cui “si vive”, in cui ricordare una vita con dei sogni di periferia da un negozio di strofinacci e souvenir di conchiglie a Morecambe nel Lancashire, in cui lasciare andare uomini come “bucce di cipolle”, uomini come lardo, uomini come buste di patatine zuppe di pioggia, in cui pensare che una moto mostro potrà portarci via. Oltre è una lunghissima spiaggia, di sabbia soltanto, molto prima di arrivare agli scogli, dove portare Jordan a camminare. Oltre è un respiro piccolissimo nel sonno dal cuscino accanto, è il rumore intermittente di una campanella che non può spegnersi mai. Jordan è un horror perché orrendo è la persecuzione che fa il mondo sugli ultimi che cercano redenzione, su chi ha il folle e insensato gesto di sperare in quei mondi in cui il destino rotola sempre verso il passato, e orrendo è il sistema capillare e vessatorio delle gabbie che possono chiudersi attorno ad una donna, specialmente se priva di mezzi e con un basso tasso di istruzione. Jordan è un horror perché vive in quella fissità assoluta del trauma in cui il tempo esiste oltre le usuali dimensioni, inchiodato all’amalgama del ricordo che presentifica e ripresentifica l’abisso del nostro possibile. Jordan è un horror perché un coniglietto con un campanellino al collo continua a suonare anche se la sua testa è stata recisa.

Prezzi:

Posto Unico € 10,00

Orari:

ore 21,00


Piazza di Sant'Apollonia, 11 00153 Roma.

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