IVAN & THE DOGS
di Hattie Naylor

dal 29 ottobre al 1 novembre

IVAN & THE DOGS
di Hattie Naylor

con Lorenzo Lavia

scene Fabiana Di Marco

regia Massimiliano Farau

traduzione Monica Capuani

produzione La Compagnia dei Masnadieri / Garage Zeami

uno spettacolo a cura di Daniele Muratore e Arianna Mattioli

 

Ivan racconta una storia che gli è successa quando aveva quattro anni. Ma la racconta come se fosse ora. Come se fosse una fiaba dei fratelli Grimm. Invece è una storia vera, accaduta a un bambino nella Russia degli anni Novanta, la Russia poverissima di Boris Eltsin. La gente era così povera, racconta Ivan, che i papà e le mamme cominciarono a sbarazzarsi di quello che nelle case mangiava, beveva e aveva bisogno di cure. I primi a essere abbandonati furono i cani. La madre di Ivan ha un uomo che ama e che la picchia quando si riempie di vodka fino agli occhi perché non c'è lavoro e gli uomini si sentono inutili. Ivan è un incomodo, quest'uomo lo tratta male, vorrebbe che se ne andasse. E un giorno Ivan lo fa. Indossa il suo cappotto più pesante, i guanti di lana, si mette in tasca due pacchetti di patatine ed esce per le strade di Mosca. Trovare un posto in cui dormire è difficile. Fa freddo, ovunque c'è puzza. La gente che gira sembra ti voglia sbranare. Ivan dorme su un cartone, imitando altri, ma scopre che anche per dormire per terra devi pagare, il territorio è qualcosa che si conquista o si paga. Ivan vede un fuoco. Intorno, un gruppo di bombzi, barboni ubriaconi che non hanno nessuno al mondo. Stanno arrostendo delle patate. Si accorgono che uno di loro è morto di freddo e rimangono un po’ lì a piangerlo. Uno di loro, forse sull’onda della commozione, regala a Ivan una patata. Gli altri lo insultano e cercano di riprendersela, ma Ivan scappa. Un cane bianco ha assistito alla scena e lo segue. Ivan divide la patata con lui e da quel momento diventano inseparabili. Ivan preferisce la compagnia dei cani. Impara ad abbaiare, a ringhiare, a ululare, e il cane bianco – che è una femmina, ma è il leader della muta – comincia a fidarsi di lui ogni giorno di più. Fino ad accettare il cibo dalla sua mano. Ma di dormire nella tana con loro non se ne parla, il cane bianco – che Ivan ha battezzato Belka – non glielo permette. Un giorno, un poliziotto cerca di acciuffarlo mentre sta aspettando il cibo fuori dal ristorante. I cani accorrono e lo salvano, ma qualche giorno dopo il poliziotto lo aspetta con i suoi uomini e gli tende un agguato. Riescono a caricarlo sul furgone, ma Belka riesce a salire ed è come un'ossessa, ringhia e abbaia, sembra impazzita, e Ivan riesce a liberarsi. Dopo quell’episodio, Belka lascia entrare Ivan nella tana. Dormire con gli altri, contro le loro pellicce calde e soffici, è il massimo della felicità. Ma le cose vanno sempre peggio. I poliziotti hanno neutralizzato i cani, prima di cercare di prendere Ivan. Di lì, la sua è una storia triste. C’è l’orfanotrofio. E poi c’è una donna gentile, che va a trovarlo e cerca di tenere lontani i giornalisti che vogliono sapere tutto del ragazzino che viveva con i cani. Alla fine, Ivan va a casa con lei. La donna ha un cane, ma è un cane stupido, niente a che vedere con Belka e gli altri. Ma quando un intruso entra in casa e il cane lo attacca, Ivan vede nei suoi occhi una scintilla di Belka e gli altri. E lo lascia dormire sul suo letto. E sogna di essere di nuovo la sua famiglia di cani e di correre con loro come il vento, a perdifiato nella foresta.

Monica Capuani

Prezzi:

Posto Unico € 10,00

Orari:

ore 21,00


Piazza di Sant'Apollonia, 11 00153 Roma.

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