La banalità del male
Scheda Spettacolo

La banalità del male

La banalità del male
Questo spettacolo fa parte dell'archivio delle passate rappresentazioni.

La banalità del male

Informazioni Spettacolo & Botteghino
Date Rappresentazione
DAL 30 GENNAIO AL 1 FEBBRAIO
Orari Inizio
VEN 21:00 SAB 19:00 DOM 17:30
Tariffe & Biglietti
Ufficiale
INTERO 20€ RIDOTTO 15€
tratto dall’opera di Hannah Arendt riduzione e adattamento di Paola Bigatto e Anna Gualdo aiuto regia Elisa Menchicchi con Anna Gualdo direttrice di scena Ania Rizzi Bogdan  

Hannah Arendt (1906 - 1975), filosofa, allieva di Heidegger e Jaspers, emigrata nel 1933 dalla Germania alla Francia, e da qui in America nel 1940, a causa delle persecuzioni razziali, dal 1941 ha insegnato nelle più prestigiose università americane, pubblicando alcuni tra i più importanti testi del Novecento sul rapporto tra etica e politica.

Nel 1961 segue, come inviata del The New Yorker, il processo Eichmann a Gerusalemme: il resoconto esce prima sulle colonne del giornale nel 1963, quindi, sempre nello stesso anno, in volume. Esso susciterà una grande ondata di proteste e una accesa polemica soprattutto da parte della comunità ebraica internazionale, a causa della particolare lettura che la Arendt, ebrea e tedesca, dà al fenomeno dell’Olocausto e dell’antisemitismo in Germania.

Otto Adolf Eichmann (1906 - 1962) fu colui che, nei quadri organizzativi della Germania hitleriana, ebbe il ruolo di realizzare logisticamente la “soluzione finale”, cioè lo sterminio degli ebrei al fine di rendere i territori tedeschi judenrein.

Sfuggito al processo di Norimberga, rifugiato in Argentina, venne catturato dal servizio segreto israeliano, processato a Gerusalemme e condannato a morte.

Hannah Arendt osserva la macchina della giustizia di Israele con implacabile occhio critico. Non esita, ebrea, a indagare le responsabilità morali e dirette del popolo ebraico nella tragedia dell’Olocausto, né ad attribuire a tutto il popolo tedesco pesanti responsabilità durante il Nazismo e ipocriti sensi di colpa durante la ricostruzione post-bellica.