Compagnia Mauri Sturno
di e con Barbara Giordano
regia Daniele Muratore
musiche Vanja Sturno
scena Anna Cingi
costumi Laura Giannisi
produzione Compagnia Mauri Sturno
Per diciassette anni un abete rosso ha abitato la casa della famiglia Amato. Comprato per esaudire il desiderio di Luce, una bambina che lo aveva scelto tra tutti quelli in vendita, ha trascorso undici mesi l'anno sul balcone e ogni dicembre nel salotto di famiglia, ricoperto di addobbi, lucine e ricordi. Ora è vecchio, storto, quasi spoglio. La casa è stata venduta e questo sarà il suo ultimo Natale. Prima di andarsene, l'albero ricostruisce la propria storia e quella degli esseri umani che per anni gli sono vissuti intorno. Nevio e Celestina, i nonni; le figlie Margherita e Viviana; Ruggero, Caterina, Rizwana. Una famiglia rumorosa, buffa, esasperante e apparentemente simile a molte altre, che ogni Natale ripete gli stessi rituali come se ripeterli potesse tenere insieme ogni cosa. Ma nei ricordi dell'albero qualcosa torna continuamente a spezzarsi. Sono le luci. Attraverso il suo sguardo ingenuo, incapace di comprendere fino in fondo i comportamenti umani ma incapace anche di dimenticarli, ciò che sembrava una commedia familiare cambia lentamente forma. Una notte l'albero vede ciò che nessuno avrebbe dovuto permettere che accadesse e tenta, con l'unico strumento che possiede, di fare più luce. Diciassette anni dopo Luce torna nella casa della sua infanzia. Gli oggetti vengono divisi, i ricordi distribuiti, la famiglia continua a raccontarsi la propria versione della storia. Luce non vuole fotografie, vestiti o cimeli. Vuole soltanto l'albero. E portando con sé quell'essere sradicato che per anni è stato testimone silenzioso della sua infanzia, sceglie finalmente quali radici salvare.