L'Albero Teatro Canzone in collaborazione conIl Mulino di Amleto presenta
adattamento e regia
Giuseppe Roselli
con
Valentina Martino Ghiglia, Barbara Mazzi, Marco Lorenzi, Maddalena Monti,
Luca Di Prospero, Yuri D'Agostino, Fabrizio Bordignon
scene Ciro Di Natale
costumi Francesca Sassi
collaboratrice artistica Michela Aiello
aiuto regia Simona Parisini
musica Massimiliano Nazzi
light designer Camilla Piccioni
foto Manuela Giusto
Elfriede Jelinek è una delle più grandi scrittrici austriache contemporanee ed è vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2004.
Le opere della Jelinek vennero definite proprio durante la consegna del premio come “un fluire musicale di canto e contro-canto” e questo è il modo forse migliore di descrivere la sua energia intellettuale. I temi ricorrenti nelle sue opere sono quelli del potere e del suo uso anomalo, la violenza, la sessualità e la guerra tra i sessi.
Bambiland è un continuo affastellarsi di punti di vista.
La composizione del testo parte dal dato di fatto dell'intervento inglese e americano nella guerra in Iraq del 2004.
Rappresentare oggi un testo come questo non è dunque solo raccontare tramite gli occhi di un'artista la questione irachena, che comunque è e rimane attuale, ma anche mostrare al pubblico le dinamiche assurde della costruzione di un conflitto.
I dati di una guerra odierna si intrecciano quindi con riferimenti alla tragedia greca che rimandano a riflessioni personali dell'autrice, che ritorna al dato di fatto riferito dai mass-media. Con questo continuo scambio di prospettiva, mescolando Eschilo con la lingua di tutti i giorni, impiegando ora l’ironia ora il sarcasmo, l’autrice riesce a demistificare i mass media, a smascherare la realtà della guerra che oggi come duemilacinquecento anni fa è falsificata dai vincitori.
Il lungo flusso di coscienza-monologo costruito dalla scrittrice verrà quindi portato in scena dalle sette diverse voci degli attori, liberi di diventare l'orrida orda dei “figli sbagliati”, dei cerbiatti disneyani abbandonati obbligati a diventare grandi senza genitori, dei “Sette contro Tebe”.
Il nostro è quindi un lavoro corale, sebbene si parta da un monologo.
Il testo è stato diviso in quadri e tappe come un'orrida “Via Crucis” che tramite le sue stazioni porta fino a scomodare l'unico vero personaggio teatrale chiamato in causa dalla stessa autrice: Dio.
A Dio si pongono le domande sui perché delle ingiustizie e delle violenze fatte durante tutto il testo e Dio risponderà.