DER PUFFframmenti cantati di corpi internatidi Francesca Falchi
Scheda Spettacolo

DER PUFFframmenti cantati di corpi internatidi Francesca Falchi

DER PUFFframmenti cantati di corpi internatidi Francesca Falchi
Questo spettacolo fa parte dell'archivio delle passate rappresentazioni.

DER PUFFframmenti cantati di corpi internatidi Francesca Falchi

Garofano Verdescenari di teatro omosessuale - XVIII edizionerassegna a cura di Rodolfo di Giammarcopresenta

Informazioni Spettacolo & Botteghino
Date Rappresentazione
13 giugno
Orari Inizio
21,15
Tariffe & Biglietti
Ufficiale
Interi € 15,00 - Ridotti € 10,00

Durante la repubblica di Weimar (1918-1933) per gay e lesbiche Berlino era, come suggeriva il nome di un celebre locale dell'epoca, l'Eldorado. Negli anni '20 c'erano decine di locali dove le donne potevano incontrarsi e una vitalità documentata anche a livello di produzione musicale: nel 1928 Marlene Dietrich e Margo Lion cantavano insieme l'inequivocabile “Wenn die Beste Freundin” (Quando la migliore amica), indossando lesbicissime violette (uno dei club lesbici berlinesi, che contava 400 socie, si chiamava anch'esso "Violetta"). Secondo alcune ricerche storiche, i soci e le socie delle prime organizzazioni omosessuali tedesche erano in quegli anni ben 48.000 e diffusissima era la rivista lesbica "Die Freundin".

Nei cabaret dell'epoca si ascoltavano anche canzoni come "Maskulinum-Femininum" (maschile-femminile), in cui si ironizzava sulla confusione dei generi, "Das lila Lied" (La canzone viola) in cui veniva rivendicato apertamente il diritto degli omosessuali a vivere il loro amore, e "Gesetzt den Fall" (Immaginatevi se magari), anche questa su donne che preferiscono altre donne.

Protagoniste di quegli anni, oltre alla celebre Marlene Dietrich, Claire Waldoff, Margo Lion, Erika Mann e Therese Giehse.

Con l’avvento del nazismo, il movimento omosessuale dovette fare i conti con le deportazioni e lo sterminio al pari degli ebrei. Numerose furono le lesbiche, più o meno note che combatterono strenuamente il nazismo a rischio della propria vita, che furono costrette all’esilio o, che, ancora peggio subirono la prigionia dei campi di concentramento, trovandovi, in molti casi, la morte.