GAROFANO VERDEscenari di teatro omosessualeXIX edizionerassegna a cura di Rodolfo di Giammarco
con Paolo Bonacelli
e con Lucas Waldem Zanforlini, Rosa Maria Tavolucci
riprese video Francesca Amitrano • luci Javier delle Monache
lettura scenica a cura di Andrea Baracco
La scrittura secca, matematica, anaffettiva di David Foster Wallace, “la mente migliore della sua generazione” secondo la definizione del New York Times; la geniale rozzezza di un controverso e molto noto politico statunitense, il senatore e poi presidente, Lyndon Baines Johnson; il carattere schivo e complesso di un giovane stagista omosessuale, David Boyd. Un testo che ruota attorno al concetto di amore e che si interroga su quanto questa parola passepartout possa, nella realtà, farsi carico delle infinite declinazioni, sfumature e significati cui si è soliti attribuirle.
Un uomo/animale, Lyndon Johnson, ossessionato dal proprio concetto di distanza, della giusta distanza, dalle persone, dalle idee, dagli affetti, che attraverso la sua energia furiosa inibisce tutto ciò che gli ruota attorno, entra in rapporto con un giovane stagista, addetto alla posta, omosessuale, dai tratti talmente sofisticati ed eleganti da rischiare la “trasparenza”, quasi l’invisibilità agli occhi altrui. Occhi che si interrogano su quale sia il rapporto che tiene uniti, sempre più uniti, due caratteri così diametralmente opposti. L’incontro tra queste due umanità, agli antipodi, crea un cortocircuito che ridefinisce i ruoli, e che colloca i due in una zona d’ombra, di ambiguità, assolutamente incomprensibile per chi osserva dall’esterno.
Il presidente e lo stagista. Lyndon Johnson e David Boyd. Le vicende della storia americana degli anni 50/60 e il privato di un giovane omosessuale “bruciato”. La malattia che coglie nello stesso momento i due protagonisti, li logora e li unisce. Fuori l’America soffre, grida. Il presidente e lo stagista trovano sempre maggiore conforto l’uno nella presenza dell’altro. Lo studio ovale diventa bunker. Lyndon e David guardano fuori dalla finestra e lì c’è una folla inferocita di giovani che gridano slogan contro il presidente, colpevole. “Quanti ragazzi ho ammazzato oggi, figliolo?” chiede Lyndon. David guarda verso il presidente, poi si siede e tira su col naso.