di Ester Palma e Giovanna Biraghi
Con: Maria Sofia Palmieri, Alice Cicetti, Diego Andrea Giuliani
Regia: Diego Andrea Giuliani
Aiuto Regia: Greta Arreti
Direttore di Scena: Valerio Paolillo
Scenografie: Fiorella Marseglia
Coreografie: Maria Lufrano
Trucco: Greta Giuliani
Due giovani donne e un uomo si ritrovano rinchiusi in uno scantinato e nessuno dei tre sa come e perché ci è arrivato: sembra il punto di partenza di un thriller, ma è la storia di Bianca Balduzzi, trentenne blogger e imprenditrice di moda, appassionata di spiritualità new age e meditazione, figlia di un senatore noto per il suo impegno per i diritti civili con cui condivide la gestione di una onlus per aiutare i bambini del Malawi, di Armando Lanzi, un 35enne tassista toscano, spaccone un po’ vigliacco e dai modi burberi, razzista e pieno di pregiudizi sugli stranieri, e Alina Couciuscu, coltissima moldava dipendente dell’ambasciata del suo Paese. I tre non si conoscono e hanno vite, culture e idee molto differenti, nelle loro vite non c’è alcun punto in comune, né nei loro confusi ricordi riescono a mettere a fuoco cosa è esattamente accaduto prima di ritrovarsi insieme nello scantinato. Passato il primo momento di confusione, in cui Armando sospetta di entrambe le sue compagne di prigionia di essere causa o mandanti del suo rapimento, i tre cercano di mettere a punto una strategia per liberarsi, ma si rendono ben presto conto che i loro sforzi sono inutili. Poco dopo però iniziano a accadere strani fatti, come se qualcuno dall’esterno introducesse nella cella improvvisata messaggi e ricordi dal mondo esterno, dalla vita dei tre “prigionieri”: prima un messaggio registrato del padre di Bianca (di cui si scopre una truffa con degli appalti pubblici), poi uno strano anello, appartenuto a un boss mafioso, Don Salvo, sulla mano di Armando, poi ancora una foto per Alina, recapitata all’interno di una busta della sua ambasciata, in cui lei è a una festa in cui c’era anche lo stesso boss, implicato in un traffico di rifiuti tossici, in cui è coinvolta la stessa Alina, con un certo Luigi Russo, e altro ancora. Fra i tre riparte uno scambio di accuse e sospetti, ma vengono alla luce anche fragilità e storie passate soprattutto di Alina e Armando, vittime nell’infanzia di violenze familiari, mentre continuano a essere misteriosamente introdotti oggetti “rivelatori” e Bianca fra i tre è quella ancora piuttosto confusa, con frequenti momenti di assenza e di sofferenza. L’ultimo è un romanzo dalle pagine bianche: Bianca legge il suo nome in copertina e ricorda di averlo scritto, ma senza mettere a fuoco precisamente di cosa si tratti. Fra le due donne però inizia a stabilirsi una forte confidenza, si raccontano le loro vicende sentimentali, mentre Armando, rimbeccato continuamente da Bianca, che lo disprezza per il suo razzismo, continua a sparare a zero sugli stranieri e sui “pariolini” come Bianca stessa, che spiega di essere fidanzata da 5 anni con un certo Vittorio, collaboratore di suo padre, che vorrebbe sposarla: Lei però non sente di amarlo più tanto, lo considera grigio e un po’ noioso, è molto in dubbio. Tanto che ha avuto anche una storia clandestina con un intellettuale amico di famiglia. Alina invece è pazza del suo Rino, che non può vedere spesso perché è un poliziotto delle forze speciali e ha una vita piuttosto misteriosa, per motivi di lavoro. Progettano di vedersi fuori da lì, per un’amicizia che sta nascendo, di incontrarsi con i rispettivi compagni, quando dal libro cade una foto che Armando si affretta a raccogliere: è di Bianca con Vittorio, in cui però Alina riconosce il suo Rino. All’inizio pensano a una somiglianza, ma devono arrendersi all’evidenza: è lo stesso uomo, che ha tradito e ingannato entrambe. E le maschere cadono, all’improvviso: sotto gli occhi sbigottiti dello stesso Armando, Bianca accusa Alina di averle portato via il suo fidanzato con delle fatture da zingara, la offende e la insulta per il suo essere straniera. Alina replica dandole della figlia di papà, ricca e stupida, oltre che incapace di realizzare qualcosa senza l’aiuto del senatore. Ormai in preda a una crisi isterica, Bianca finisce per confessare di odiare, dietro a tutto il suo buonismo di facciata, tutti gli stranieri e che la onlus in Malawi che gestisce con suo padre serve in realtà a far produrre ai bambini falsi di borse di marca. Alina e Armando intanto indossano dei camici bianchi e la scena cambia: lo scantinato si trasforma in un letto d’ospedale dove Bianca si sdraia. E’ stata vittima di un incidente stradale, come le spiegano la dottoressa Gasperini e il fisioterapista Fabio, che l’hanno assistita in quei giorni, prima che si risvegliasse dal coma. Il rapimento è stato solo un prodotto della sua mente, confusa dal trauma cranico e dai farmaci: e Alina e Armando sono in realtà i personaggi del suo romanzo, un polpettone sentimentale infarcito di luoghi comuni antirazzisti e buonisti. Ma non tutto ciò che ha sognato è irreale: davanti al suo letto la dottoressa e il fisioterapista parlano dell’arresto, di cui hanno sentito in tv, di un certo Luigi Russo, coinvolto in un traffico di contraffazione di griffe con una onlus che assiste i bambini del Malawi. Rimasta sola, Bianca si affretta a chiamare suo padre, che la rassicura: ha già risolto tutto, grazie a un “Mister Wolf”… “Se dovessi tornare” è una commedia “nera”, brillante e satirica. Si ride, ma si riflette anche sui luoghi comuni e i pregiudizi di oggi, grazie a un fuoco di fila di battute e di situazioni comiche. Bianca, Alina e Armando siamo tutti noi, in fondo, che a volte, dietro alla facciata razionale e “benpensante”, conserviamo intatti pregiudizi su chi è diverso da noi e chi non conosciamo.